Recensione: Il ballo

Per la collana Newton Compton Live, a soli 0,99 euro, vi presento l’edizione integrale de Il ballo di Irène Némirovsky, con traduzione a cura di Alessandra di Lernia.

Per i Kampf l’organizzazione del ricevimento, a cui sono invitati i maggiorenti della città, è un’occupazione serissima.
Tutto deve funzionare alla perfezione, come il meccanismo di un prezioso orologio. Proprio per questo, il ballo, che dovrebbe segnare l’ingresso della famiglia nell’alta società parigina, è un sogno tanto per la madre, volgare e arcigna parvenue, quanto per la quattordicenne Antoinette, che però ne rimane esclusa. Con una scrittura precisa e senza fronzoli, Irène Némirovsky racconta la vendetta che Antoinette saprà prendersi.

Il ballo (titolo originale Le bal) è un romanzo breve, scritto nel 1928 e pubblicato nel 1930. A mio avviso si tratta di un romanzo di formazione in cui in soli quindici giorni, Antoinette, la giovane protagonista, impara un’importante lezione (che non posso svelarti, altrimenti ti priverei della curiosità con cui ti accingeresti a leggere queste poche pagine).

Irène Némirowsky riesce a descrivere in maniera diretta e, per alcuni versi, oserei dire brutale, l’eterno conflitto generazionale madre – figlia. Da un lato, Rosine Kampf, fredda, insensibile ed ossessionata dall’idea di essere formalmente riconosciuta dall’alta società (motivo per il quale organizza il tanto atteso ballo); dall’altro, la figlia Antoinette, non più bambina ma acerba adolescente, che non riesce a catturare l’attenzione dei genitori, troppo presi ad emergere nel mondo dei ricchi. Seppur distanti e nemiche l’una per l’altra, dimostreranno di avere la stessa debolezza: entrambe manifestano il bisogno di essere viste, ammirate  ed amate da una società che le ha sempre ignorate.

Probabilmente, la prima impressione che un comune lettore potrebbe avere una volta scoperta la vendetta che Antoinette ha in serbo per la madre, è di evidente presa di distacco. Possiamo, tuttavia, ritenerci davvero distanti dalla società frivola ed egoista incarnata eccellentemente dell’alta borghesia francese di quegli anni?

Bastano un paio d’ore per gustarsi questo breve ma intenso romanzo che riuscirà, invece, ad alimentare riflessioni su temi attualissimi, quali l’egoismo, il desiderio di diventare adulti, di essere ricchi ad ogni costo e l’odio che il mancato soddisfacimento di questi bisogni provoca, che andranno ben oltre il ballo dei Kampf.

Voto 5/5

Giulia Gentili

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Recensione: Il Grande Gatsby

In occasione dell’uscita dell’attesissimo film diretto da Baz Luhrmann ed interpretato da Leonardo DiCaprio, Carey Mulligan e Tobey Maguire, vi consiglio di  leggere il romanzo breve di Francis Scott Fitzgerald Il Grande Gatsby.

Potrete gustarvi questo classico della letteratura americana a soli 99 centesimi, nell’edizione integrale super-economica della Newton Compton Live, con traduzione a cura di Bruno Armando.

Jay Gatsby è un trentenne ricchissimo, originario del Middle West, giunto a tale posizione grazie ad affari poco chiari, famoso nell’alta società newyorkese degli anni venti per le feste pazze che tiene nella sua villa gigantesca e appariscente sulla baia. Proprio l’enorme fortuna accumulata dal niente alimenta ogni sorta di diceria sul suo conto, ma Gatsby non sembra farci caso. “Il prato e il viale erano popolati dalle facce di gente che faceva congetture sul suo grado di disonestà – ed egli era lì, ritto su quegli stessi scalini, celando a tutti il suo sogno incorruttibile, mentre agitava la mano a salutarli.”In molti lo temono, tutti lo riveriscono ma nessuno lo conosce realmente e tanto meno conosce il suo segreto, ossia il fatto che il “grande” Gatsby in realtà non mira che a ritrovare l’amore di Daisy, la ragazza che aveva avuto prima di partire per il fronte e che non aveva potuto sposare perché allora era povero e senza posizione. In effetti Gatsby riesce a ritrovare Daisy la quale, stanca di aspettare, si era sposata con un uomo molto ricco e piuttosto rozzo, e quasi riesce a riconquistarla ma, messa di fronte ad una scelta definitiva, Daisy non se la sentirà di legarsi ad un uomo come lui.

Il racconto è narrato in maniera scorrevole e Fitzgerald fornisce descrizioni abilmente dettagliate che permettono al lettore di fondersi sin dalle prime pagine con l’atmosfera dei ruggenti anni ’20. La voce narrante è di Nick Carraway, amico di Gatsby che in prima persona delinea un punto di vista incredibilmente realistico.

Giunta all’ultima pagina, l’impressione che ho avuto di questo romanzo è che non si tratta della storia di una travagliata e romantica passione, bensì della contrapposizione tra realtà e sogno, presente e passato. Gatsby incarna pienamente il “sogno americano”: giovane, ottimista, ambizioso, dalla condotta spregiudicata eppure con un’anima ingenua e persino pura. Ancorato al passato e convinto che un sentimento tanto profondo non possa mutare nel tempo, Gatsby è il prototipo dell’uomo solo, figlio di una società in cui predominano l’incomunicabilità, la mancanza di relazioni autentiche, il denaro e l’indifferenza.

“Così remiamo, barche controcorrente, risospinti senza sosta nel passato”

Ecco qui il trailer del film in uscita nelle sale il 16 Maggio

Qui invece potrete ascoltare la stupenda colonna sonora del film, curata da Jay-z.

Se non ne avete abbastanza, potrete trovare, fino al 17 maggio, la mostra degli abiti di scena del film presso la Galleria Alberto Sordi a Roma (clicca qui per saperne di più).

Voto 5/5

Giulia Gentili

Recensione: The Hunger Games

Autore Suzanne Collins
Titolo originale The Hunger Games
Anno di pubblicazione 2008
Genere Romanzo distopico YA
Lingua originale Inglese

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The Hunger Games, scritto da Suzanne Collins, è il primo libro di una trilogia distopica YA (Young Adult).  Il romanzo è ambientato in un futuro post-apocalittico in una nazione chiamata Panem, sorta sulle ceneri del Nord America, formata da 13 distretti (il 13° ormai distrutto) e un governo centrale, Capitol City. Ogni anno per punire la popolazione per le ribellioni del passato, vengono organizzati gli Hunger Games. In ogni distretto vengono scelti un ragazzo e una ragazza di età compresa tra i dodici e i diciotto anni. Questi ventiquattro giovani saranno i “tributi”, ovvero coloro che entreranno nell’Arena, un’area all’aperto appositamente progettata, dove combatteranno fino alla morte. Solo uno di loro potrà sopravvivere.

Il giorno dell’estrazione della settantaquattresima edizione dei Giochi, nel Distretto 12, vengono estratti i nomi di Peeta Mellark, il figlio del fornaio, e di Primrose Everdeen. E’ allora che Katniss, la sorella maggiore di Prim, fa un passo avanti e si offre volontaria per prendere il suo posto. In quel momento sa benissimo di aver appena firmato la sua condanna a morte, le possibilità di vittoria per un membro del Distretto 12, quello dei minatori, sono bassissime. Katniss però decide di fare di tutto pur di tornare a casa dalla sua famiglia, sua sorella e sua madre, e dall’amico d’infanzia, Gale. Al contrario, Peeta, rendendosi conto di avere poche chances, preferisce fare le cose a modo suo, mantenendo integri i propri sentimenti ed ideali. Durante l’intervista che precede l’inizio dei Giochi, Peeta dichiara di amare Katniss. Ma una volta nell’Arena, non c’è spazio per l’amore e l’amicizia, per vincere bisogna dimenticare tutto, mettere da parte la propria umanità. Per Katniss questo si rivelerà impossibile.

Il romanzo è scorrevole e avvicente. La narrazione in prima persona dal punto di vista di Katniss rende l’esperienza ancora più vivida. Katniss è un’eroina a tutti gli effetti, una sopravvissuta, che non ha bisogno che qualcuno la salvi; è indipendente, coraggiosa e letale, la sua abilità con l’arco è eccezionale, anche se è ruvida e poco avvezza a fidarsi degli altri. Invece Peeta è un ragazzo buono, dolce ma furbo, il cui candore spicca nel mondo caotico e crudele degli Hunger Games. La trama è originale e mai banale, offre diversi spunti di riflessione: sull’importanza dell’amore e dell’amicizia, della libertà e della ribellione ma anche sulla nostra umanità. E’ un libro di qualità, capace di tenere il lettore incollato ad una sedia per ore senza mai annoiare. Una volta arrivati all’ultima pagina si corre subito a comprare il secondo libro, La ragazza di fuoco. Bè che dire, “Felici Hunger Games e possa la fortuna essere sempre a vostro favore!”

VOTO: 5/5

E voi cosa ne pensate? Commentate!

Francesca Ciccaglione