Con un libro ti miglioro la vita

Regalarlo fa bene, a chi lo dona e a chi lo riceve

Domanda: è piccolo e di forma rettangolare, è in grado al tempo stesso di servire da fermaporta e catapultarvi in ogni parte del mondo o addirittura dell’universo, e in qualunque momento della Storia; non ha bisogno di carburante e non ha costi di gestione, pesa meno di mezzo chilo e potrebbe cambiare la vostra vita per sempre – e tutto a un prezzo di circa 15 euro. Cos’è?

Risposta (ovviamente): un libro – forse l’invenzione più sottovalutata di tutti i tempi, se lasciamo fuori la ruota e (secondo la nonna di Susan) le camicie no stiro. Conviene ricordare che quando si regala un libro per Natale si regala, forse, qualcosa il cui impatto va ben al di là del piacere che danno le poche o molte ore necessarie per leggerlo. Il romanzo giusto, letto al momento giusto della propria vita, può aprire una porta, cambiare il vostro modo di vedere le cose, farvi uscire da una situazione di stallo e mettervi su una nuova rotta. Può anche aumentare la vostra autostima, farvi passare le palpitazioni e – secondo uno studio pubblicato su Science – rendervi più empatici (soprattutto se si tratta di Cechov). In altre parole, un romanzo può farvi diventare più grandi, migliori e più interessanti di quanto siate adesso.

 

È dal 2008 che trattiamo pazienti con la biblioterapia sotto gli auspici della School of Life di Londra (un istituto di insegnamento alternativo fondato dal filosofo Alain de Botton), e ci siamo rese conto più volte di quanto i romanzi possano nutrire e arricchire i loro lettori. Niente che non sapessimo già, tuttavia, e per esperienza diretta. Chiunque legga con passione, ha un libro che gli ha cambiato la vita: Sulla stradadi Kerouac, magari, o Comma 22 di Joseph Heller, o Il vecchio e il mare di Ernest Hemingway. Quando studiavamo letteratura inglese a Cambridge, dove ci siamo conosciute quasi venticinque anni fa, sapevamo che ci piaceva leggere, e che studiare la letteratura in termini di stile e posizionamento all’interno del canone aumentava il piacere e la soddisfazione intellettuale che si potevano ricavare da un libro.

 

Già da allora, inoltre, cominciammo a capire che i romanzi facevano tutto quello che sostenevano di fare i libri di auto-aiuto, però meglio, e con minore prepotenza: ci mostravano come vivere. Qualunque cosa vi addolori, che sia un cuore spezzato, una crisi di identità o la perdita di una persona cara, potete star certi che il personaggio di qualche libro ci è già passato. Quando ci immergiamo nell’esperienza drammatizzata di un alter ego immaginario ci rendiamo conto che non siamo soli nella nostra sofferenza, e che possiamo riflettere sul significato della vita in compagnia di altri e tuttavia nell’intimità dei nostri pensieri. Ci sono poche esperienze più catartiche o più importanti. Riprendete in mano quel romanzo, anni dopo, e lo guarderete con occhi nuovi, ma tra le sue pagine incontrerete i voi stessi di allora – e potrete capire quanto siete andati avanti. Esiste una pietra di paragone migliore, nella vita?

 

Quando abbiamo raccolto le letture che più ci hanno cambiate in Curarsi con i libri, una guida ai rimedi letterari per qualsiasi malanno, abbiamo attinto a una risorsa che le persone hanno usato, d’istinto, fin dalla comparsa del primo romanzo (Robinson Crusoe, probabilmente – la nostra cura per il pessimismo). Questa, tuttavia, è la prima volta che le proprietà curative della letteratura vengono analizzate in modo sistematico. Ci piace pensare al nostro libro come a un prontuario farmaceutico da tenere nel cassetto delle medicine insieme con i cerotti e il paracetamolo. La prossima volta che vi sentirete ansiosi, o stressati, ricorrete ai nostri romanzi-cura (Ritratto di signora di Henry James, nel primo caso) e sedetevi con loro per un’oretta. Potreste, dopo tutto, non avere bisogno di altro. Distraetevi dal mal di denti conAnna Karenina. Quando siete raffreddati, mettetevi comodi sul divano con un bel po’ di generi di conforto letterari.

 

Munitevi preventivamente della cura giusta se vi capitasse di andare a sbattere con l’alluce, o per la depressione. Imparate a memoria brani di romanzi, così da poterli usare per scacciare un attacco di panico. Invitate gruppi di personaggi dai vostri mondi immaginari preferiti, fateli abitare nella vostra testa e rivolgetevi a loro quando vi sentirete soli. Pensate al modo in cui altri hanno affrontato la malinconia, prima di piangervi addosso. State traslocando? Vorreste cambiare lavoro? State per fare il giro del mondo? Tra le pagine di un buon libro troverete sempre il rimedio adatto.

 

Quando regalate un libro, regalate a qualcuno la chiave per entrare nella mente di un altro. La possibilità di vivere, per un po’, una vita diversa. (Noi diciamo sempre che chi non legge vive una volta sola, mentre gli altri possono farlo mille volte.) Tutte queste vite vissute grazie ai romanzi vi aiuteranno, con le opportune riflessioni, a comprendere voi stessi e gli altri. Un romanzo non ha una data di scadenza. Può essere assunto in qualsiasi dosaggio e ogni volta che si vuole. Può essere condiviso con amici e famigliari, passato ad estranei e recuperato dopo anni, quando vi sarete dimenticati della sua esistenza – tutto senzaperdere nulla del suo potere. E ora mostrateci, se ci riuscite, qualcosa che abbia le ruote, emetta segnali acustici o parli con voi, fosse anche una miracolosa camicia a prova di grinze – qualcosa che, allo stesso prezzo, sia efficace altrettanto a lungo e riesca a toccare allo stesso modo la vostra anima.

 

Fonte: La Stampa

Giulia Gentili

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Non solo parole, ora il romanzo ha anche la sua playlist

S’intitola «Padre a tempo indeterminato», delle Edizioni Anorest, il primo romanzo in Italia (e in Europa) con colonna sonora integrata, presentato ieri a Roma. L’autore è Marcello Signore un «social writer» molto seguito in rete e conduttore di «Occupy Deejay» su Deejay Tv. Da qui l’idea di connettersi con i suoi lettori, fornendo -insieme al volume- una colonna sonora integrata ad hoc, grazie alla partnership con Play.me.

Attraverso un Qr code contenuto nel libro, infatti, chiunque abbia uno smartphone potrà ascoltare la playlist di canzoni scelte dall’autore per accompagnare la lettura del testo.

Ma anche la trama è molto attuale e «politically-incorrect». Michael è un giovane di successo, arrogante e misogino. Dopo un anno passato a Los Angeles, torna a lavorare a Milano in un’agenzia di comunicazione. Ha un unico obiettivo: rendere l’ufficio un inferno e le sue colleghe miserabili, documentando ogni nuovo sadico stratagemma sul suo diario di bordo.

 Il destino, però, decide di dargli una spinta e Michael scopre di aver lasciato a Los Angeles qualcosa in più di un semplice souvenir: una figlia che non sapeva di avere e di cui adesso deve prendersi cura. Con una tazza di caffè americano in una mano e un biberon nell’altra, quest’uomo dal sarcasmo scorretto si prepara al lavoro più difficile della sua carriera: diventare padre a tempo indeterminato.

Fonte: La Stampa

Giulia Gentili

Il premio Strega 2013 a Walter Siti

Vince alla grande Walter Siti con il suo “Resistere non serve a niente” (Rizzoli) che ha sbaragliato tutti con 165 voti ieri sera  alla finale della 67/a edizione del Premio Strega a Villa Giulia a Roma. Dopo aver bevuto dalla bottiglia del Premio Strega simbolo della vittoria, Walter Siti ha detto: «Non dedico il premio a nessuno in particolare. Ci sono persone a cui tengo e spero il libro sia stato scritto per loro».

 

Su 460 aventi diritto hanno votato in 412, dei quali 168 elettronicamente; 3 le schede bianche. La sfida è stata sul secondo posto conquistato per un soffio da Alessandro Perissinotto con “Le colpe dei padri” (Piemme), 78 voti. Soltanto un voto in più di Paolo Di Paolo con “Mandami tanta vita” (Feltrinelli), 77 voti, e al terzo Romana Petri con “Figli dello stesso padre” (Longanesi). Ultima Simona Sparaco con “Nessuno sa di noi” (Giunti), 26 voti. Il seggio è stato presieduto da Alessandro Piperno vincitore della scorsa edizione del premio. La competizione non è stata per nulla all’ultimo voto come si pensava alla vigilia.

 

Grande assente al Ninfeo il nuovo sindaco di Roma Ignazio Marino, presente invece l’ex sindaco Gianni Alemanno, che è venuto a votare e poi si è seduto al tavolo della casa editrice Piemme (Gruppo Mondadori). Vicino al tavolo Rizzoli anche l’ex sindaco Francesco Rutelli, abbronzatissimo, con la moglie Barbara Palombelli. Al tavolo Rcs, Paolo Mieli, Cesare Romiti e a quello della Longanesi il presidente amministratore delegato del gruppo Gems, Stefano Mauri e Giacomo Marramao. Grande assente, nonostante quest’anno abbia un suo autore in cinquina, Inge Feltrinelli che ha sempre animato con la sua presenza le serate del Premio Strega. Tra i tavoli a salutare gli amici anche Stefano Rodotà e Antonio Padellaro.

Walter Siti, poco prima dell’apertura dello spoglio aveva sottolineato: «Mi sono dato perdente già da ieri. È una bella tattica per restare tranquillo. Un esercizio zen. Tutto quello che viene è in più. Ho pregato fin dall’inizio il mio editore di non informarmi e di tenermi fuori dai meccanismi del premio perché mi rendeva ansioso». Mentre Romana Petri, già in passato in cinquina allo Strega, sottolinea che «questo non è un premio per donne né giovani né vecchie. È dura, fate il calcolo: considerate il numero degli Strega e vedrete quante donne hanno vinto. È anche un premio dove non si cambia quasi mai l’editore vincente».

 

Difende invece lo Strega lo scrittore Francesco Piccolo che i rumors degli ultimi giorni davano già per vincitore della prossima edizione, nel 2014, dello Strega, che ironizzava: «Se mi danno quest’anno il premio sono contento. Sto lavorando al nuovo libro ma non voglio dire nulla. Sono sempre stato tra quelli che non criticano l’atmosfera dello Strega, è come andare ad una grande festa». Dacia Maraini, seduta al tavolo Rizzoli, ha criticato invece la diretta tv trasmessa su Raiuno. «Mi piaceva quando era più semplice e casalingo. Comunque vengo a vedere alcuni amici e a votare», dice la Maraini. Spaesato Paolo Di Paolo che considera comunque la serata la «realizzazione di quando ero bambino. Lo Strega si può criticare in molti modi ma chi vuole fare lo scrittore in Italia sogna di far parte di questa competizione».

 

Fonte: La Stampa

Giulia Gentili

 

“Ho un problema, non amo leggere”. Evo Morales taglia l’Iva sui libri

Il presidente boliviano ammette di non essere un gran lettore, e rilancia “Voglio una politica che aiuti tutti
a innamorarsi della lettura”.

 Evo Morales non ama leggere, ma riconosce la necessità di una politica che favorisca la lettura, da avviare con la riduzione delle tasse che hanno gravato finora sul commercio dei libri e la creazione di un Sistema nazionale delle biblioteche.

 “Ho questo problema, non mi piace leggere”, ha ammesso il Presidente della Bolivia, citato oggi da El Mundo. “Io ho questo problema, sono sincero”, ha ribadito, dicendo che gli piacerebbe leggere, ma di non sapere come fare per innamorarsi della lettura. Morales ha quindi sottolineato la necessità di una politica che sviluppi l’abitudine a leggere e ha firmato una legge che abolisce l’Iva sulla vendita dei libri nazionali e stranieri, pari al 13%, e l’imposta del 3% sulle transazioni, con l’intento di abbassare il costo sul mercato di almeno il 16%.

 La legge prevede anche la creazione di un Sistema nazionale delle biblioteche, da tenere costantemente aggiornato, ampliando in tutto il Paese ciò che finora era circoscritto alle grandi città.

Iniziative importanti che puntano i riflettori su un mondo, quello del libro, che troppo spesso è ancora relegato a una condizione di minorità nelle legislazioni nazionali.
La lettura come una buona pratica di rilevanza sociale, insomma, e il libro come veicolo di crescita non solo socio-culturale ma anche economica.

Fonte: La Stampa, El Mundo

Giulia Gentili