I REGNI DI NASHIRA – Il sogno di Talitha (libro 1)

UN NUOVO MONDO. UNA NUOVA GUERRIERA. UN NUOVO INIZIO

nashira

Oggi vi presento il primo libro dell’ultima trilogia scritta dall’autrice fantasy italiana, Licia Troisi, uscito l’11 novembre 2011. Attualmente sono stati pubblicati anche il secondo e il terzo volume della trilogia intitolati rispettivamente Le spade dei ribelli (uscito il 9 novembre 2012) e Il sacrificio (uscito il 29 ottobre 2013)

La protagonista del romanzo, come in ogni libro della Troisi, è una giovane guerriera di nome Talitha, bella, forte e coraggiosa, amante delle avventure e sprezzante dei pericoli. Talitha, figlia del potente conte di Messe (la capitale del Regno dell’Estate), appartiene alla razza dei Talariti, caratterizzati da una carnagione piuttosto scura e da capelli di un rosso acceso che governano il mondo attuale dopo aver ridotto in schiavitù un’altra razza umana, quella dei Femtiti. Questi ultimi si contraddistinguono dai Talariti poiché non sono in grado di provare dolore, presentano una carnagione pallida e capelli verdi e soprattutto non godono di alcun diritto. Tutti i Femtiti, infatti, vengono considerati come meri oggetti e vengono puniti spesso e volentieri dai loro padroni che non provano alcun sentimento verso i propri schiavi.

Contro qualsiasi regola imposta dalla società dei Talariti, Talitha ha stretto un forte legame di amicizia con il suo schiavo femtita di nome Saiph, con il quale passa la maggior parte del suo tempo senza farsi scoprire da suo padre Megassa, un uomo tanto potente quanto spietato che non esiterebbe ad uccidere lo schiavo con l’unica arma in grado di provocare dolore e sofferenza ai Femtiti, la Pietra dell’Aria.

L’avventura della nostra giovane protagonista inizia quando, un mattino, dopo una lunga agonia, Lebitha, la sorella maggiore di Talitha, muore nel suo letto presumibilmente a causa della pesta bianca, una malattia che non può essere curata e che colpisce in modo particolare le sacerdotesse. Lebitha, infatti, come si confà a tutte le primogenite di personalità importanti, era stata obbligata da suo padre a diventare una sacerdotessa, in modo tale da poter aspirare, in tempo debito, a diventare la nuova Piccola Madre, un’autorità religiosa di massimo rilievo, seconda soltanto alla figura della Grande Madre. In questo modo, il conte Megassa sarebbe stato ancora più vicino al trono del Regno dell’Estate e non dobbiamo quindi stupirci se, dopo la morte della primogenita, pur di non vedere il suo sogno infranto, il conte decide senza troppe remore di mandare Talitha al monastero, per diventare sacerdotessa e sostituire la sorella.

I tentativi di ribellione si rivelano presto inutili e Talitha si ritrova a dover abbandonare la sua attuale vita a palazzo, il suo addestramento e il maestro d’armi per dedicare la sua vita ad un culto religioso a lei indifferente ed unirsi al gruppo delle sacerdotesse del quale non si sarebbe mai sentita parte. Ad accompagnarla al monastero c’è il suo “schiavo”, nonché amico Saiph, il quale accetta di buon grado  di accompagnarla per non lasciarla sola in questo momento così difficile.

La noiosissima routine al monastero viene un giorno interrotta quando Talitha, quasi per caso, si imbatte in alcuni appunti che la sorella aveva lasciato lì apposta perché Talitha li trovasse. La giovane protagonista inizia finalmente a sospettare che la morte della sorella sia stata in realtà ordinata dalle massime cariche del monastero per tenere segreto chissà quale orribile mistero che sua sorella aveva avuto l’ardire di scoprire.

Sebbene il libro possa sembrare, in un primo momento, troppo simile ai precedenti romanzi dell’autrice, andando avanti nella lettura ci rendiamo conto che, sebbene ci siano delle somiglianze di base (soprattutto nella scelta dei protagonisti), la trama è tutto sommato originale e spesso prende dei risvolti imprevedibili che contribuiscono a rendere la storia sempre più interessante. La narrazione chiara e lo stile semplice e fluido della scrittrice rimangono invariati. Come vuole ogni buon libro fantasy non mancheranno creature fantastiche e le tipiche atmosfere delle avventure “vecchio stile”, anche se, almeno in questo primo libro, mancheranno i tanto amati scontri epici, che molto probabilmente troveremo nell’ultimo libro della trilogia.

VOTO 3/5

Ilaria Gizzi

Recensione: Il diario del vampiro. Il risveglio

Oggi recensirò un altro dei libri editi nella collana Live, i volumi a 99 centesimi, della Newton Compton: “Il Diario del Vampiro. Il risveglio” di Lisa Jane Smith. Questo romanzo è il primo di una lunga serie dedicata ad Elena e ai due fratelli vampiri, Stefan e Damon, e ha ispirato il celebre telefilm americano “The Vampire Diaries”.

La protagonista del libro è Elena Gilbert, una ragazza d’oro, bella, brillante e popolare. All’inizio dell’anno scolastico lascia il suo fidanzato storico, Matt, e nei corridoi di scuola incontra il tenebroso, Stefan, un nuovo studente. Elena è inevitabilmente attratta da Stefan, nonostante lui sia reticente nel perseguire una relazione con la ragazza a causa del suo segreto. Elena scopre il motivo della reticenza di Stefan, il suo essere un vampiro centenario. Mentre i due si innamorano, strani attacchi cominciano ad avvenire in città. E un affascinante sconosciuto comincia ad apparire ad Elena.

Per chi non ha ancora visto la serie, questo libro potrebbe rivelarsi molto avvincente grazie allo stile scorrevole della Smith e alla trama interessante e avvincente. Il problema sorge per coloro che, come me, hanno già visto la serie televisiva. Leggere il libro sarà allo stesso tempo deludente e piacevole, molti potrebbero apprezzare le differenze dalla serie che lo rendono più godibile (non sapendo già cosa succede prima che succeda) ma alcuni potrebbero rimanerne delusi perché la trama del libro comincia a divergere dal telefilm già dalle prime pagine. I personaggi sono gli stessi, hanno gli stessi nomi ma spesso hanno un aspetto fisico diverso e alcune volte anche un carattere diverso. Ad esempio l’Elena del libro è descritta come una bella ragazza, bionda con gli occhi azzurri, ed è lei a cercare di conquistare Stefan a tutti i costi. E’ una ragazza abituata ad ottenere tutto quello che vuole, molto diversa dall’Elena che appare nelle prime puntate della serie televisiva. Personalmente trovo l’adattamento televisivo nettamente superiore ai libri. I personaggi sono descritti in modo più profondo e, man mano che la storia prosegue, la trama si rivela più avvincente e realistica, soprattutto nello sviluppo dei personaggi.

Voto: 3/5

Per saperne di più su tutti i libri della serie de “Il diario del vampiro”, cliccare QUI.

Ed ecco il trailer della serie tv:

Francesca Ciccaglione

Recensione: Il ballo

Per la collana Newton Compton Live, a soli 0,99 euro, vi presento l’edizione integrale de Il ballo di Irène Némirovsky, con traduzione a cura di Alessandra di Lernia.

Per i Kampf l’organizzazione del ricevimento, a cui sono invitati i maggiorenti della città, è un’occupazione serissima.
Tutto deve funzionare alla perfezione, come il meccanismo di un prezioso orologio. Proprio per questo, il ballo, che dovrebbe segnare l’ingresso della famiglia nell’alta società parigina, è un sogno tanto per la madre, volgare e arcigna parvenue, quanto per la quattordicenne Antoinette, che però ne rimane esclusa. Con una scrittura precisa e senza fronzoli, Irène Némirovsky racconta la vendetta che Antoinette saprà prendersi.

Il ballo (titolo originale Le bal) è un romanzo breve, scritto nel 1928 e pubblicato nel 1930. A mio avviso si tratta di un romanzo di formazione in cui in soli quindici giorni, Antoinette, la giovane protagonista, impara un’importante lezione (che non posso svelarti, altrimenti ti priverei della curiosità con cui ti accingeresti a leggere queste poche pagine).

Irène Némirowsky riesce a descrivere in maniera diretta e, per alcuni versi, oserei dire brutale, l’eterno conflitto generazionale madre – figlia. Da un lato, Rosine Kampf, fredda, insensibile ed ossessionata dall’idea di essere formalmente riconosciuta dall’alta società (motivo per il quale organizza il tanto atteso ballo); dall’altro, la figlia Antoinette, non più bambina ma acerba adolescente, che non riesce a catturare l’attenzione dei genitori, troppo presi ad emergere nel mondo dei ricchi. Seppur distanti e nemiche l’una per l’altra, dimostreranno di avere la stessa debolezza: entrambe manifestano il bisogno di essere viste, ammirate  ed amate da una società che le ha sempre ignorate.

Probabilmente, la prima impressione che un comune lettore potrebbe avere una volta scoperta la vendetta che Antoinette ha in serbo per la madre, è di evidente presa di distacco. Possiamo, tuttavia, ritenerci davvero distanti dalla società frivola ed egoista incarnata eccellentemente dell’alta borghesia francese di quegli anni?

Bastano un paio d’ore per gustarsi questo breve ma intenso romanzo che riuscirà, invece, ad alimentare riflessioni su temi attualissimi, quali l’egoismo, il desiderio di diventare adulti, di essere ricchi ad ogni costo e l’odio che il mancato soddisfacimento di questi bisogni provoca, che andranno ben oltre il ballo dei Kampf.

Voto 5/5

Giulia Gentili

Recensione: Il Grande Gatsby

In occasione dell’uscita dell’attesissimo film diretto da Baz Luhrmann ed interpretato da Leonardo DiCaprio, Carey Mulligan e Tobey Maguire, vi consiglio di  leggere il romanzo breve di Francis Scott Fitzgerald Il Grande Gatsby.

Potrete gustarvi questo classico della letteratura americana a soli 99 centesimi, nell’edizione integrale super-economica della Newton Compton Live, con traduzione a cura di Bruno Armando.

Jay Gatsby è un trentenne ricchissimo, originario del Middle West, giunto a tale posizione grazie ad affari poco chiari, famoso nell’alta società newyorkese degli anni venti per le feste pazze che tiene nella sua villa gigantesca e appariscente sulla baia. Proprio l’enorme fortuna accumulata dal niente alimenta ogni sorta di diceria sul suo conto, ma Gatsby non sembra farci caso. “Il prato e il viale erano popolati dalle facce di gente che faceva congetture sul suo grado di disonestà – ed egli era lì, ritto su quegli stessi scalini, celando a tutti il suo sogno incorruttibile, mentre agitava la mano a salutarli.”In molti lo temono, tutti lo riveriscono ma nessuno lo conosce realmente e tanto meno conosce il suo segreto, ossia il fatto che il “grande” Gatsby in realtà non mira che a ritrovare l’amore di Daisy, la ragazza che aveva avuto prima di partire per il fronte e che non aveva potuto sposare perché allora era povero e senza posizione. In effetti Gatsby riesce a ritrovare Daisy la quale, stanca di aspettare, si era sposata con un uomo molto ricco e piuttosto rozzo, e quasi riesce a riconquistarla ma, messa di fronte ad una scelta definitiva, Daisy non se la sentirà di legarsi ad un uomo come lui.

Il racconto è narrato in maniera scorrevole e Fitzgerald fornisce descrizioni abilmente dettagliate che permettono al lettore di fondersi sin dalle prime pagine con l’atmosfera dei ruggenti anni ’20. La voce narrante è di Nick Carraway, amico di Gatsby che in prima persona delinea un punto di vista incredibilmente realistico.

Giunta all’ultima pagina, l’impressione che ho avuto di questo romanzo è che non si tratta della storia di una travagliata e romantica passione, bensì della contrapposizione tra realtà e sogno, presente e passato. Gatsby incarna pienamente il “sogno americano”: giovane, ottimista, ambizioso, dalla condotta spregiudicata eppure con un’anima ingenua e persino pura. Ancorato al passato e convinto che un sentimento tanto profondo non possa mutare nel tempo, Gatsby è il prototipo dell’uomo solo, figlio di una società in cui predominano l’incomunicabilità, la mancanza di relazioni autentiche, il denaro e l’indifferenza.

“Così remiamo, barche controcorrente, risospinti senza sosta nel passato”

Ecco qui il trailer del film in uscita nelle sale il 16 Maggio

Qui invece potrete ascoltare la stupenda colonna sonora del film, curata da Jay-z.

Se non ne avete abbastanza, potrete trovare, fino al 17 maggio, la mostra degli abiti di scena del film presso la Galleria Alberto Sordi a Roma (clicca qui per saperne di più).

Voto 5/5

Giulia Gentili

Recensione: Le notti bianche

Vi propongo un piccolo grande capolavoro di Dostoevskij, Le notti bianche, edito dalla Newton Compton, con traduzione a cura di Luisa De Nardis, a soli 99 centesimi.

Protagonista è la figura del sognatore, nella cui esistenza, chiusa in un mondo di fantasticherie, irrompe per un breve attimo la giovane Nasten’ka.

Simbolo del pulsare delle emozioni, Nasten’ka offrirà per la prima volta al sognatore scampoli di vita vera, finché una sua lettera, con l’annuncio delle proprie nozze, non lo “risveglierà” per riportarlo al suo destino di illusioni. Sullo sfondo di una Pietroburgo deserta e quasi magica, si inserisce l’intenso dialogo tra i due protagonisti, pure voci, la cui identità è l’oggetto stesso delle loro riflessioni e della loro autocoscienza.

Le notti bianche è un racconto sulla solitudine, sull’emarginazione. Il protagonista ha i tratti di un alieno, non riesce a trovare un posto nel mondo e vaga tra i suoi sogni in cerca di emozioni. Esita, trema, si nasconde. Soffoca l’amore e vive da solo la gioia di un incontro reale. E’commovente e dolcissimo il timore del protagonista; altrettanto crudele il finale che lo rigetta nel suo mondo popolato da fantasmi, che gli rifiuta la possibilità di un amore vero.

Il racconto si conclude con “Il mattino”. Il protagonista legge una lettera di Nasten’ka in cui gli chiede perdono. La legge e la rilegge in lacrime. Dostoevskij ci regala un finale che va oltre le parole, che va oltre la storia, l’incontro e la perdita. Il senso del racconto si rivela nell’impronta che lascia quel rapporto durato appena quattro notti nell’animo del protagonista : “Dio mio! Un minuto intero di beatitudine! E’ forse poco per colmare tutta la vita di un uomo?

Il racconto di Dostoevskij ha anche ispirato il film “Le notti bianche”, con gli splendidi Marcello Mastroianni e Maria Schell, diretto da Luchino Visconti (1957).

Voto 4/5

Giulia Gentili

Recensione: Il Tiranno di Roma

Oggi recensisco per voi il romanzo breve “Il Tiranno di Roma” di Andrea Frediani, edito dalla Newton Compton e parte della collana Live, i libri economici a 99 centesimi.

La vita di Crisso, schiavo fin da bambino, viene sconvolta dall’arrivo, nel latifondo in cui lavora, di Gaio Mario, il vecchio condottiero tornato dall’esilio cui l’ha costretto Silla. Mario lo arruola tra le sue celebri e sanguinarie guardie del corpo, promettendogli la libertà se lo aiuterà nell’impresa di riconquistare Roma e raggiungere il suo settimo consolato. Crisso aderisce entusiasta e partecipa all’assedio dell’Urbe, che si sviluppa per un’intera estate tra battaglie, pestilenze e blocchi dei rifornimenti. Ma all’interno della città assediata il senato è convinto a resistere dal console Gaio Ottavio, tenace sostenitore dell’ordine costituito, determinato e coraggioso. La sua schiava domestica, Giunilla, lo ammira e lo sostiene fino in fondo, ma alla fine gli assediati devono cedere e permettere l’ingresso di Mario in città, cui seguono giorni di terrore, di stragi e vendette. I destini di Crisso e Giunilla si intrecciano in una spirale sempre più drammatica, che determinerà un nuovo futuro per il giovane schiavo. Uno degli episodi più intensi della storia di Roma e delle guerre civili, riletto attraverso gli occhi di due schiavi arruolati nelle opposte fazioni.

Questo non è il primo romanzo di Frediani che leggo e, nonostante non ami particolarmente il suo stile, è un buon narratore. In questo romanzo però la narrazione è carente e fredda. In un romanzo di 120 pagine non ci si possono aspettare grandi dialoghi né descrizioni dettagliate ma si poteva fare certamente di più. La storia scorre in modo meccanico, privo di qualsiasi emozione. La storia d’amore tra Crisso e Giunilla, che sarebbe potuta essere l’asse portante del libro, viene liquidata in poche righe. Anche il rapporto tra Crisso e Mario viene esplorato in modo molto superficiale. Tutto ciò rende molto difficile empatizzare con il protagonista ed entrare pienamente nel racconto. Consiglio questo libro a coloro che vogliono passare un paio d’ore di relax leggendo un libro senza pretese né meriti all’esiguo prezzo di 99 centesimi.

Voto: 2/5

Francesca Ciccaglione

Recensione: Il ciclo dell’eredità – Eragon

Autore Christopher  Paolini
Titolo originale Inheritance Cycle – Eragon
Anno di pubblicazione 2002
Genere Fantasy
Lingua originale Inglese

“ Brom aveva ragione, Eragon: i tempi dei cavalieri dei draghi sono ritornati.” Saphira

eragonE per rimanere in tema di fantasy ecco a voi uno dei più bei libri che mi hanno accompagnata durante la crescita: Eragon, uscito nel 2002 e scritto dal giovanissimo Christopher Paolini (a soli quindici anni)! All’inizio l’autore aveva previsto una trilogia intitolata Il ciclo dell’eredità ma già dal secondo libro si è reso conto che la storia meritava almeno un libro in più e così, Il ciclo dell’eredità  si è concluso due anni fa (nel 2011) con l’uscita del quarto libro intitolato Inheritance (anche se lo scrittore non ha escluso la possibilità di riprendere e continuare la saga in un secondo momento).  Il libro ottenne un tale successo che pochi anni dopo, nel 2006, la Fox tentò di riprodurlo cinematograficamente (tentativo che fallì miseramente). Il film fu aspramente criticato, soprattutto dai fan e, quasi come conseguenza, al giorno d’oggi ancora non si vede l’ombra di un seguito.

Ambientata in epoca medievale in un tipico mondo fantasy chiamato Alagaësia, la storia ha come protagonista un giovane ragazzo quindicenne di nome Eragon (da cui deriva appunto il titolo di questo romanzo). Il ragazzo, rimasto orfano quando era ancora molto piccolo, vive in un villaggio chiamato Carvahall con suo zio Garrow e suo cugino Roran. Un giorno, durante una battuta di caccia sulle montagne della Grande Dorsale, il giovane si imbatte in un oggetto misterioso, una strana pietra color zaffiro, che raccoglie e porta a casa. Poco tempo dopo la pietra, che in realtà è un uovo,  si schiude lasciando uscire un cucciolo di drago a cui Eragon darà il nome di Saphira. È così che il ragazzo diventa con sua grande sorpresa uno dei leggendari Cavalieri di Draghi.

L’uovo trovato da Eragon in realtà era stato sottratto da alcuni ribelli elfi al malvagio tiranno Galbatorix, un tempo anche lui cavaliere di drago, il quale custodiva le ultime uova rimaste per evitare che nuovi cavalieri sorgessero per contrastarlo.

Ovviamente la risposta di Galbatorix non tarda ad arrivare ed è così che poco tempo dopo il villaggio di Carvahall viene attaccato da due mostruose creature, i Ra’zac, suoi fedeli servitori, i quali uccidono lo zio di Eragon e distruggono il piccolo villaggio nella speranza di impossessarsi dell’uovo. In seguito alla morte dello zio, il ragazzo è costretto a lasciare il proprio villaggio. È qui che ha inizio la sua lunga avventura durante la quale il giovane si troverà spesso a lottare per la sua sopravvivenza. Ma Eragon non sarà mai solo, oltre all’aiuto della sua dragonessa, egli potrà contare anche su Brom, un saggio cantastorie di Carvahall, un tempo anche egli cavaliere di drago, nonché su altri alleati che il ragazzo conoscerà nel corso della storia e che lo aiuteranno ad accettare il suo destino come cavaliere e a portare a termine la sua nobile missione di porre fine al regno del terrore instaurato da Galbatorix.

E come sono soliti dire gli elfi nella loro antica lingua:

Sé onr sverdar sitja hvass: Che la tua spada resti affilata!

Il romanzo, pur essendo alle volte un po’ infantile, è comunque accattivante e coinvolgente (infondo è il primo romanzo di un giovane scrittore). Ovviamente con il tempo, lo stile della narrazione sarà sempre più maturo, infatti, è possibile notare della grandi differenze stilistiche fra il primo e l’ultimo libro della serie.  Il romanzo è adatto a tutti i ragazzi che amano il genere fantasy e le avventure di questo tipo. Consiglio vivamente a chi abbia intenzione di leggere il romanzo di non vedere il film o di vederlo solo dopo aver letto il libro. Per chi invece ha già visto il film e non ha più voglia di leggere il libro, ovviamente consiglio di leggerlo ugualmente poiché il libro è indubbiamente più bello del film.

               VOTO 4/5

Ilaria Gizzi